Scritto da: lunedì, 19 ottobre 2009

Chi conosce l’ortoressia?

ortoressia

Diciamo la verità…In molti state pensando ad un errore di battitura o vi state chiedendo cosa voglia dire la parola “ortoressia”…la rispota è presto data! A coniare il termine, nel 1997, fu Steve Bratman. L’ortoressia altro non è che un disturbo alimentare, al pari della bulimia o della anoressia.

Se la bulimia si manifesta con fasi di fame acuta seguite da totale rifiuto del cibo, e la anoressia è invece riscontrabile in un costante rifiuto del cibo, la ortoressia è l’ossessione di nutrirsi di “cibi giusti”, non a caso la radice “orto” deriva dalla parola greca “orthos” che vuol dire, appunto, giusto. In questo caso, quindi, il problema non è più la quantità di cibo, ma la qualità dello stesso.

Solo questa estate l’Inghilterra ha lanciate un allarme legato al continuo aumentare di casi riconducibili a tale patologia. Chi è affetto da tale patologia, in altri termini, è ossessionato dalle origini del cibo, dai processi ai quali lo stesso è sottoposto. Non a caso, la maggior parte dei soggetti vittime di tale patologia è vegetariano.

Il problema, di per sé già grave, aumenta di importanza nel caso, sempre crescente, di mamme che si rifiutano di allattare e di somministrare latte in polvere ai propri pargoli. Tale comportamento nasce da una sorta di iper-protezione nei confronti dei piccoli, fattore che però può paradossalmente ripercuotersi contro gli stessi, che spesso vengono nutriti così poco e male.

La diffusione di questa patologia è senza dubbio influenzata da una sorta di processo imitativo che in questi anni sta raggiungendo il culmine in gravità e numerosità. Per molti, infatti, l’interesse verso una alimentazione sana è diventata una moda da seguire e, come sempre accade, tale moda viene a volte estremizzata, fino a divenire ossessione. Emerge così il rischio che questo fenomeno sia sempre più un problema sociale, frutto della nostra era.

A influire in maniera massiccia sulla diffusione sembra essere stata la rete internet che, come sempre accade, ha svolto un ruolo di cassa di risonanza. Notizie (non sempre fondate) relative alla tossicità di alcuni alimenti o sostanze usate nell’agricoltura, infatti, hanno amplificato la paura nei consumatori, favorendo tali comportamenti. In questa fase, soprattutto in UK dove in fenomeno inizia ad avere risvolti non trascurabili, diventa importante lanciare campagne di informazione corretta e “tranquillizzante”.

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