Scritto da: giovedì, 2 settembre 2010

I cibi “mortali”

Di solito in questi spazi parliamo di cosa bisogna mangiare, oggi ribaltiamo un po’ la prospettiva e parliamo di cosa invece non bisogna assolutamente mangiare (o meglio, cosa è meglio mangiare con moderazione).

Parliamo ad esempio di quel frutto rosso, che troviamo in coppia che ci piace così tanto: le ciliegie! Se il seme contenuto viene danneggiato, ad esempio con la masticazione, esso rilascia una sostanza che se assunta in grandi quantità può risultare mortale. Pesche e prugne presentano lo stesso problema! La mortalità ha una influenza di 4/10, ma p innegabile come quantità ridotte possano comunque creare dei problemi renali e intestinali, oltre che respiratori.

Più noti sono invece i problemi connessi ai funghi, e in particolare alla categoria della amanita falloide, che può causare danni irreversibili ai reni e al fegato. Tra le vittime illustri dei funghi citiamo gli imperatori Claudio e Carlo VI. Le cure sono poche contro questo fungo, e emorragie e pancreatici quasi spesso sfociano nella morte.

Del rabarbaro, invece, non bisogna mai mangiare le foglie che contengono l’acido ossalico, un grande pericolo per i reni. Del resto il gusto estremamente amaro di queste foglie è un buon campanello di allarme, che dovrebbe portare a stare alla larga da questo prodotto della terra.

Attenzione poi anche alle patate, che a volte presentano dei germogli molto velenosil, con un indice di mortalità di 5/1°. Se sottoponete l’alimento ad alte temperature uccidere gli elementi tossici.

Forti poteri allucinogeni sono invece connessi alla noce moscata, che può portare febbre e emicranie. Sono sufficienti 5 grammi per avere convulsioni violente. Attenzione anche alle mandorle: quelle amare necessitano di una preparazione volta a rimuovere 4-9 mg di acido cianidrico contenute in ognuna di esse. La tipologia amara necessita una preparazione ancora più lunga.

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