Scritto da: mercoledì, 1 settembre 2010

In questo mondo di…pepi

La necessità di dare un tocco piccante ai nostri piatti ci ha portato fin dall’antichità ad “arricchire” le nostre pietanze con dei condimenti speziati, capaci di ravvivare i gusti del nostro palato.

Il primato in questo campo spetta senza dubbio al pepe nero, una pianta che appartiene alla categorie delle Piperacee che produce dei frutti che, una volta essiccati, possono essere facilmente consumati.

La provenienza di questa spezia è collocata nell’India meridionale, a partire dalla quale la pianta si è diffusa poi nei paesi tropicali.

Il peperoncino è invece appartenente alla famiglia delle Solanacee, categoria che include anche prodotti come patate, melanzane, pomodoro, tabacco. L’origine di questa pianta non è certa, ma sappiamo che arrivò in Italia dopo la scoperta dell’America. I frutti dai quali si ricava hanno colore rosso vivo e il principio contenuto è la capsaicina, che è presente soprattutto nella parte che avvolge i semi.

Oggi come oggi regna confusione tra le varie tipologie di pepe che il mercato offre. Per fare chiarezza, precisiamo dunque che il mercato offre il pepe nero (che deriva da un frutto acerbo sbollentato e asciugato al sole), il bianco (che proviene dal seme del nero), il verde (nero con zolfo), il grigio (macinatura del nero e del bianco), il rosa, il garofanato, il lungo e lo Sichuan.

E’ invece diffuso da poco nella nostra nazione il pepe denominato Creola, di provenienza indiana ma prodotto in grandi quantità nel Vietnam.

Giungiamo così al peperoncino, che può essere consumato sia fresco che essiccato e che trae la sua piccantezza dalla placenta che avvolge e protegge i semi. Nonostante si pensi il contrario, la piccantezza non è frutto dell’essicazione del seme stesso. In Italia le regioni che più utilizzano questo alimento sono Calabria e Basilicata., nel resto del mondo sono invece il Messico e il Nordafrica.

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